Enrico IV

Enrico IV

“Una coproduzione La Pirandelliana | Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”

 
di Luigi Pirandello
Regia di Luca De Fusco
con Eros Pagni
con (in o.a.) Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Gennaro Di Biase Matteo Micheli, Alessandra Pacifico Griffini, Valerio Santoro, Paolo Serra
Aiuto regia: Lucia Rocco
Scene e costumi: Marta Crisolini Malatesta
Luci: Gigi Saccomandi

Enrico IV è uno dei personaggi che aspetta la maturità di un grande attore. Mastroianni, Randone, Albertazzi, Benassi, Ruggeri hanno dato ognuno una propria versione di questo grande personaggio. Il testo non è forse perfetto come altri capolavori di Pirandello ma il personaggio è entrato subito nella storia del teatro. Un uomo che è caduto da cavallo durante una festa in maschera e si è risvegliato convinto di essere Enrico IV, il personaggio storico che stava interpretando, è una grande metafora. Con la sua figura ci fa riflettere sul grande tema della follia ma anche sulla finzione e sul teatro stesso, visto che l’uomo, di cui non conosciamo neppure il vero nome, si è talmente radicato nel suo personaggio da non volerne uscire neppure quando rinsavisce di colpo.

A che servono questi quattrini

A che servono questi quattrini

“Una coproduzione La Pirandelliana | Teatro di Napoli – Teatro Nazionale”

 
di Armando Curcio
Regia di Andrea Renzi
con Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase, Teresa Saponangelo

Scenografia: Luigi Ferrigno
Costumi: Ortensia De Francesco
Luci: Antonio Molinaro

“A che servono questi quattrini” è una commedia di Armando Curcio messa in scena per la prima volta nel 1940 dalla compagnia dei De Filippo con grande successo di pubblico.
La vicenda ruota intorno al Marchese Parascandolo detto il Professore che per dimostrare le sue teorie socratiche, bizzarre e controcorrente, ordisce un piano comicamente paradossale che svela l’inutilità del possesso del denaro.
L’Italia di lì a poco sarebbe entrata nel conflitto della II Guerra Mondiale e il mondo post-capitalistico dell’alta finanza era di là da venire ma l’argomento, così esplicitamente indicato nel titolo, stuzzicò la curiosità del pubblico di allora tanto che, pochi anni dopo, nel 1942, la commedia venne trasposta sugli schermi cinematografici per la regia di Esodo Pratelli con Eduardo e Peppino De Filippo protagonisti e con, tra gli altri, Clelia Matania e Paolo Stoppa.

The Red Lion

The Red Lion

“Una coproduzione La Pirandelliana | Teatri Uniti”

 
di Patrick Marber
Regia di Marcello Cotugno
con Nello Mascia, Andrea Renzi, Simone Mazzella

Scenografia: Luigi Ferrigno
Costumi: Anna Verde
Luci: Pasquale Mari
Musiche a cura di Marcello Cotugno
Foto di scena: Marcello Cotugno

The Red Lion analizza con ironia e spietatezza il mondo pieno di contraddizioni e ambizioni del calcio dilettantistico, illuminato/oscurato dalla chimera delle giovani promesse di essere lanciate nel paradiso del professionismo. Intorno a un giovane talento si muovono l’allenatore e l’anziano factotum della squadra che, ignari dei problemi del ragazzo, cercano di trarre profitto dalle sue capacità. The Red Lion non parla solo di calcio ma è anche una riflessione amara e profonda sulla lealtà e il senso di appartenenza. Il lirismo di certi passaggi contrasta con il linguaggio a tratti violento e con l’avidità e la mediocrità che aleggia nello spogliatoio dove si svolge l’intera pièce. Patrick Marber ci invita, attraverso un argomento cross-generazionale e di immediata ricezione, a riflettere sulla perdita di valori che oggi riguarda tanti altri contesti del contemporaneo.

 

Amore mio aiutami

Amore mio aiutami

liberamente ispirato al soggetto di Rodolfo Sonego
adattamento teatrale di Renato Giordano
con Maurizio Micheli, Debora Caprioglio, Loredana Giordano, Renato Giordano, Antonio Friello

regia di Renato Giordano
costumi Alessandro Lai
musiche Saverio Martucci
scene Luigi Strada
aiuto regia Sabatino Barbato
produzione esecutiva Elisabetta Nepitelli Alegiani
foto di scena Pino Le Pera
progettazione grafica Der Lab

Liberamente ispirato alla sceneggiatura di Rodolfo Sonego, da cui  il  film del 1969 diretto da Alberto Sordi e interpretato da Alberto Sordi e da Monica Vitti, Amore mio aiutami è la classica commedia all’italiana degli anni 60. La vicenda è grottesca ma (tragicamente) potenzialmente reale.

È una strana storia, Amore mio aiutami. Sembra un pamphlet sul mutamento dei costumi e dei valori di una Italia stanca di vecchie ipocrisie e desiderosa  di nuove sensazioni, preferibilmente forti. Giovanni, il nostro protagonista, racconta il suo disagio per il repentino e un po’ incomprensibile mutamento delle relazioni umane e dei sentimenti basati sull’ostinazione, non sempre giusta, della verità a tutti i costi.  Cosi si trova ad affrontare le difficoltà e l’ipocrisia di una coppia che vuole aprirsi, farsi moderna, entrare nel tempo che vive senza avere la cultura e il distacco necessario affinché questo accada.

Regalo di Natale

Regalo di Natale

di Pupi Avati
Adattamento teatrale Sergio Pierattini
Regia di MARCELLO COTUGNO
con GIGIO ALBERTI, GIOVANNI ESPOSITO, VALERIO SANTORO, GENNARO DI BIASE, FULVIO PEPE

Scene Luigi Ferrigno
Costumi Alessandro Lai
Luci Pasquale Mari

Quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e Franco, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso avvocato Santelia, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro, l’unico ad avere le risorse economiche per poter battere l’avvocato, il quale tra l’altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però, i rapporti sono tesi; la loro amicizia, infatti, è compromessa da anni, al punto tale che Franco, indispettito dalla presenza dell’ormai ex amico, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall’idea.

La partita si rivela ben presto tutt’altro che amichevole. Sul piatto, oltre a un bel po’ di soldi, c’è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le menzogne, gli inganni. È uno tra i più bei film di Avati, lucido, amaro, avvincente.

 
NOTE DI REGIA
Ethos andropo daimon (Il carattere di un uomo è il suo destino)
Eraclito

Nel suo saggio I giochi e gli uomini, il sociologo Roger Caillois suddivide i giochi in quattro categorie: agon o competizione, alea o caso, mimicry o maschera ilinx o vertigine. Il poker, secondo molti, si avvicina all’idea del gioco perfetto, poiché racchiude in sé tutte e quattro queste anime. “Nulla come il gioco del poker vi rivela – sostengono il filosofo Rovatti e il sociologo Dal Lago – la persona morale di chi vi sta di fronte (e la vostra a loro)”. Il poker è anche un nobilissimo gioco tra gentiluomini, un rito moderno in cui mostrarsi per quello che non si è, proprio come in una rappresentazione teatrale: quanto più la maschera è forte e impenetrabile, tanto più sarà difficile comprendere i nostri punti.

Ci troviamo in una villa, la notte di Natale. Quattro amici, Franco, Ugo, Lele e Stefano, che non si vedono da dieci anni, incontrano quello che è designato ad essere il “pollo” da spennare: l’avvocato Sant’Elia, un uomo sulla sessantina, ricco e ingenuo, che sembra addirittura trovare consolazione nel perdere. In realtà è il presunto “pollo” a trovarsi di fronte quattro uomini che nella vita hanno giocato col destino e che, in un modo o nell’altro, hanno perso.

Originariamente ambientato negli anni ‘80, il testo è stato trasposto ai giorni nostri, in cui la crisi economica globale si è abbattuta sull’Europa segnando profondamente la società italiana. In risposta a recessione e precariato, il gioco d’azzardo vive una stagione di fulminante ascesa, e – dalle slot che affollano i bar e al boom del poker texano – si moltiplicano i luoghi e le modalità in cui viene praticato.

I soldi facili sono la chimera inseguita anche dai nostri protagonisti, in un crescendo di tensione che ci rivela mano dopo mano come, al tavolo verde, questi uomini si stiano giocando ben più di una manciata di fiches.

Cinque attori di grande livello, Gigio Alberti, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase e Fulvio Pepe, si calano in una partita che probabilmente lascerà i loro personaggi tutti sconfitti, a dimostrazione di come alcuni valori fondamentali delle relazioni umane – amicizia, lealtà e consapevolezza di sé –  stiano dolorosamente tramontando dal nostro orizzonte. D’altro canto, già Aristotele, tra i primi filosofi a riconoscere il valore dell’amicizia (“l’amicizia è una virtù indispensabile all’uomo: nessuno sceglierebbe di vivere senza amici”), metteva in guardia gli uomini nello scegliere bene i propri amici, poiché interessi materiali possono facilmente prendere il sopravvento sul sentimento.

Con la sua stringente contemporaneità e la sua universalità fuori dal tempo, la parabola di Regalo di Natale è allora il trionfo del singolo sul collettivo, è la metafora del successo di uno conquistato a spese di tutti, è il simbolo di una teatralità doppia e meschina, è un’amara una riflessione su come stiamo diventando. O su come forse siamo già diventati.

Se il poker è lo specchio della vita, il teatro è il luogo dove attori e spettatori si possono rispecchiare gli uni negli altri. E due specchi messi uno di fronte all’altro generano immagini. Infinite.

Marcello Cotugno

Estratto rassegna stampa stagione 2018-2019
 
Teatro.i t – Un “Regalo” che non perde valore , di Piero Maccarinelli

Trarre da un film uno spettacolo teatrale è sempre un percorso al limite dell’innaturale, inverso rispetto al consueto, di certo complicato. (…) Non è questo il caso di “Regalo di Natale”, tanto che la scelta di riprodurre fedelmente la sceneggiatura senza prendersi troppe libertà artistiche è l a prima – intelligente- àncora di salvataggio che rende la nuova produzione de La Pirandelliana uno spettacolo non soltanto da vedere, ma una delle proposte più fresche della stagione 2017/18.

La vera discriminante la fa però la bravura degli attori in scena. Se soltanto fossero interpreti normali, o banalmente appena sopra la sufficienza, sarebbe un Regalo di Natale da lasciare sotto l’albero, un pacco da non scartare nemmeno. E invece, senza eccezioni, i cinque sul palco danno prova di cosa voglia dire saper recitare. Gigio Alberti eccelle soprattutto nella fase preparatoria di dover ricostruire da zero il suo personaggio, l’avvocato Santelia, diverso per forze di causa maggiore dall’originale, a partire dalla fisicità. Filippo Dini mostra senza risparmiarsi tutta l’esperienza accumulata in oltre vent’anni di carriera, mentre Giovanni Esposito a tratti è persino irresistibile. Se nei momenti di maggiore esposizione non riesce a conquistarsi l’intera scena la colpa non è sua, il merito è degli altri quattro che sul palco non sono certo nati ieri. Il loro gioco di squadra si unisce a un sapiente gioco di luci che riempie la scenografia e ad alcune scelte efficaci (come il tavolo da poker che continua a girare, simulando la ripresa cinematografica circolare che ruota attorno al soggetto) che rendono “Regalo di Natale” un prodotto teatrale da promuovere. (…)

Il Teatro a Milano – Vite in gioco di Marina Salonia

(…) Attorno a quel tavolo non ci sarà in gioco solo il poker ma il bilancio della vita di ciascuno, costellate da inganni, fallimenti, rimpianti, recriminazioni e speranze; un bilancio in perdita. (…) Un cast d’eccezione e un testo importante fanno di questo spettacolo un piccolo gioiello sicuramente da apprezzare che ci diverte con sottile ironia e ci fa riflettere sull’amicizia e sulla perdita dei valori umani.

Scenarimilano.wordpress.com – Regalo di Natale : una divertente commedia dal sapore amaro

(…)Un cast ti attori fantastici, ciascuno con dei lineamenti ben tratteggiati, facce diverse della galleria dei personaggi in cui ci imbattiamo ogni giorno. Cinque attori di grande livello, Gigio Alberti, Filippo Dini,. Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase, ci raccontano una vicenda in pieno tempo di crisi economica, diretti con destrezza da Marcello Cotugno.

Il sole 24ore – Aska news – Il poker come emblema della cattiveria umana in Regalo di Natale

(…) La storia, attorno al tavolo verde, ha tinte noir ma anche la leggerezza della commedia, risate amare come amara può essere la commedia della vita con i suoi rischi di cui il poker è l’emblema perfetto. Una serie di divertenti colpi di scena immergono il pubblico in un mondo dove la perfidia e il tradimento sembrano vincere su tutto. (…) Regalo di Natale è il trionfo del singolo sul collettivo, è la metafora del successo di uno conquistato a spese di tutti, un’amara riflessione su come stiamo diventando o siamo già diventati.

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